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2018 TAGteatro by TiTo

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20 anni di Danae Festival


Torna, dal 18 ottobre al 4 novembre, Danae Festival la manifestazione milanese dedicata alle nuove esperienze di rappresentazione e alle nuove forme di comunicazione scenica che giunge quest’anno alla sua ventesima edizione.


20 anni, un traguardo importante “quasi impensabile quando abbiamo cominciato”, queste le parole di Alessandra De Santis (con Attilio Nicoli Cristiani sono alla guida artista del Festival grazie alla loro associazione culturale Teatro delle Moire) che da sempre sostiene progetti di creazione contemporanea alla ricerca di nuovi linguaggi.


19 gli artisti in scena (tra questi Danio Manfredini, Massimiliano Civica, Francesco Marilungo, Antonio Tagliarini) in diversi spazi in giro per la città.


20 anni di Danae Festival, per saperne di più ho chiesto a Alessandra De Santis quando e perché nasce un Festival come Danae?


Danae nasce nel 1999 da Attilio Nicoli Cristiani e da me, entrambi artisti, formati nel teatro e nel movimento, accanto ad una serie di maestri, primo tra tutti Danio Manfredini. Nasce dall’esigenza di rendere visibile il nostro lavoro e da una nostra propensione alla condivisione, all’apertura e all’avventura. Abbiamo così deciso di inventarci un’opportunità in cui rendere visibili altri artisti e compagnie che condividevano con noi l’esigenza di visibilità.


Quali le difficoltà degli inizi e quali le difficoltà di oggi, se ce ne sono, nel portare all'attenzione del pubblico spettacoli che utilizzano nuovi linguaggi della scena?


All’inizio, paradossalmente, le difficoltà erano minori in un certo senso. Voglio dire che il Festival era molto piccolo, noi eravamo più giovani e facevamo tutto da soli, dai tecnici, alla pulizia della sala, dall’ufficio stampa, all’organizzazione, dalla logistica alla distribuzione del materiale promozionale, nell’era del non digitale, no e-mail, no cellulare!!

Ci siamo inventati tutto, nessuno ci ha insegnato come fare. È stato entusiasmante e anche folle, abbiamo sicuramente avuto molti inciampi e abbiamo imparato da quelli. Col tempo il Festival è cresciuto e anche la struttura. Abbiamo costruito molto e tutta questa costruzione potremmo dire che a volte è forse anche una gabbia, perché va tenuta in piedi e non è facile. Le difficoltà primarie sono sempre le stesse: le risorse! Ma la nostra caparbietà ha avuto la meglio sulle difficoltà. La nostra coerenza come persone e come organizzatori ci ha permesso di crearci un pubblico che ci segue con una certa fiducia. Certo non è stato facile avvicinare gli spettatori ai nuovi linguaggi, ci vuole tempo per formare uno sguardo, soprattutto in Italia dove c’è una certa tendenza alla conservazione, dove il teatro importante viene spesso identificato solo in quello di parola, quello delle grandi produzioni e dei grandi teatri. Ma quando le persone si avvicinano alle nostre proposte, che sono comunque molto differenziate, grazie alla nostra apertura, ne vengono incuriosite e alla fine conquistate. C’è da dire inoltre che è più difficile ottenere attenzione dai media per le forme “ibride” della scena, gli spazi dedicati alla cultura, in generale, peraltro sono sempre più ridotti e i grandi mezzi di comunicazione come la televisione ignorano nel modo più assoluto l’esistenza di quanto di nuovo è accaduto già dagli anni 70 ad oggi.


(parole sante, per questo motivo è nata la mia trasmissione 5Personaggi, proprio per dar voce a tutti gli artisti che non sempre sono evidenziati dai media)


Operare a Milano – continua Alessandra - è comunque un privilegio, perché è una città con una grande offerta culturale, e questo ha formato un pubblico più attento, curioso e spesso anche raffinato. Comunque noi lavoriamo molto sul pubblico, non lo diamo mai per scontato e cerchiamo di coinvolgerlo anche attraverso diverse buone pratiche, tra cui: avvicinandolo alla prassi artistica attraverso progetti che prevedono talvolta il coinvolgimento degli spettatori stessi, progetti che offrono la possibilità di visionare le opere in una fase di studio, avendo poi uno scambio con gli artisti o programmando dei lavori che mettono in atto un’interazione col pubblico. Ci sono poi strategie di promozione, di fidelizzazione e contatto diretto con il pubblico.


Per chi non conoscesse Danae, come invogliarlo a venire ad assistere ad un vostro evento/appuntamento?


Non credo che ci sia una formula magica che si possa evocare perché lo spettatore venga a Danae. Penso che ogni attività umana, ludica o del tempo libero, che non mi piace come definizione e che preferirei chiamare “il tempo del proprio nutrimento”, debba partire da un desiderio e dalla curiosità. Sono il desiderio e la curiosità che ci portano verso le scoperte. Potrei allora dire a tutte le persone curiose, che non hanno paura di mettere in discussione le proprie categorie di visione, di quello che è o non è teatro, che non sono preoccupate di “capire” quello che passa loro davanti, ma sono disposti a lasciarsi andare alle sensazioni, alle emozioni che una visione crea, che sono aperti a farsi colpire al cuore o al cervello o in entrambi gli organi, senza pregiudizi, ma con un’assoluta apertura, allora devono assolutamente venire a vedere la nostra programmazione che è aperta e sconfinata, che non si prefigge di lanciare messaggi ma vuole solo dare spazio alla “cosa artistica”.


Domandona, lo spettacolo che NON dobbiamo assolutamente perdere di questa edizione?


È come chiedere ad una madre quali figli preferisca. Non si può rispondere. Per questi nostri vent’anni abbiamo realizzato un programma così ricco e variegato che posso solo chiedere allo spettatore di avere la pazienza di leggerlo e scegliere. Magari sceglierlo tutto facendo un abbonamento per non perdere questa occasione. Mi proverò comunque ad accennare ai vari progetti con qualche indicazione.

Sicuramente, visto che non è programmato in Italia se non da noi, Steven Cohen (Teatro Out Off) è un artista che andrebbe conosciuto. Il suo lavoro radicale e anche disturbante in un certo senso è assolutamente commovente e di una bellezza disarmante. E sempre per restare in campo internazionale, ritorna anche Ioannnis Mandafounis (DID Studio) eclettico danzatore di straordinari potenza e fascino la cui danza è assolutamente esaltante. Ma poi come rinunciare a Danio Manfredini (Teatro Out Off), definito il Maestro Invisibile, grande artista che ha insegnato il teatro e la vita a molte generazioni compresa la nostra. O anche Raffaella Giordano, anch’essa maestra di molti, un angelo caduto dal cielo, con il suo bellissimo nuovo assolo dopo sei anni che mancava dalla scena. Ci sono poi i progetti che mettono in connessione con la città e i suoi luoghi, scoprendoli con altro sguardo, da altri punti di vista, come il progetto L’uomo che cammina (Spazi urbani), di Delogu-Sirna. E l’attraversamento di altri spazi insoliti come la Sala Napoleonica di Brera dove andrà in scena la giovane talentuosa danzatrice Annamaria Ajmone e il bellissimo spazio di Assab One dove gli spettatori potranno essere coinvolti dal progetto Stormo/Flusso di Effetto Larsen, una coreografia improvvisata a volo d’uccello e infine anche una piscina per un progetto sonoro di Enrico Malatesta e Attila Faravelli, un’esperienza sonora dentro e fuori dall’acqua (Piscina Natta). Immancabile Habillé d’eau (Teatro Out Off) compagnia diretta da Silvia Rampelli, una filosofa della danza, anch’essa dal segno radicale e potente che scava dentro i misteri del corpo e dell’essere umano. Il giovane Francesco Marilungo (Teatro Out Off) che sosteniamo da tempo così come la Ajmone, danzatore di Enzo Cosimi e di Alessandro Sciarroni, con le sue visioni sceniche oniriche e potenti. E la nuovissima generazione con due interessanti danzatrici diverse tra loro, ma entrambe con un segno coreografo originale Barbara Berti e Monica Gentile che si alterneranno nella stessa giornata al DID Studio (Fabbrica del Vapore).

Da non perdere assolutamente l’ultima giornata del festival il 4 novembre (Teatro Out Off). Lunga kermesse con i più grandi nomi del momento nel teatro e nella danza vincitori di numerosi premi quali Massimiliano Civica, Deflorian/Tagliarini e Michele Di Stefano che in una nuova sezione dal titolo Laterale presentano progetti “fuori formato”, non uno spettacolo ma ossessioni, pensieri, conferenze, altro in dialogo con gli spettatori. Poi, dopo un brindisi, un importante progetto a nostra cura, un regalo che ci siamo fatti per questo anniversario dal titolo “Vent’anni”, 45 video interviste ad altrettanti artisti che hanno fatto il nostro festival in questi anni, a cui abbiamo chiesto di raccontarci i loro vent’anni.


Quant'è importante per un festival come Danae la contaminazione tra le arti?


Non credo che bisognerebbe ancora parlare della questione della contaminazione tra le arti. Le arti si sono sempre contaminate tra loro, fortunatamente. Dovrebbe essere una cosa data per scontata. L’arte è figlia del suo tempo e il tempo è quello degli incroci, degli scambi, degli spostamenti, il mondo è diventato in qualche modo più piccolo e tutto sembra essere più vicino. Quello che ci contamina come persone, inevitabilmente modifica e contamina anche i percorsi artistici. E comunque questa commistione di stili, di codici, ovviamente non fine a se stessa ma nel senso della ricerca della creazione di un linguaggio artistico è ciò che interessa al festival, ma non è un diktat, voglio dire che quello che veramente ci interessa è promuovere e sostenere il lavoro di ricerca in generale e questo anche quando non sia indirizzato alla produzione.


Qual è il regalo che vi siete fatti per festeggiare questo importante compleanno?


Per festeggiare i 20 di Danae Festival volevamo produrre qualcosa a testimonianza di questo anniversario, ma senza parlarci addosso o essere autocelebrativi. Così è nato Vent’anni, un progetto di videointerviste che mette al centro coloro che hanno fatto questo Festival. 45 videointerviste ad altrettanti artisti, un videoracconto emozionante e sorprendente, che va al di là dei dati autobiografici, poiché riguarda ogni essere umano nel percorso della propria determinazione.


Dopo una così bella presentazione da parte di Alessandra non vi resta che andare, in uno dei tanti spazi in giro per la città di Milano, ad assistere ad uno, e perché no più d’uno, eventi di questo interessante Festival.

Milano 12/10/2018

Foto by TiTo


INFO:

Programma completo Danae Festival