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2018 TAGteatro by TiTo

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CastellinAria e i suoi Segnali di Fumo


Quest'oggi, come sempre metaforicamente (ahimè), ci trasferiamo nella suggestiva cornice del Castello Cantelmo di Alvito (FR) per un neo Festival, CastellinAria seconda edizione, di Teatro Pop, ideato e promosso dalla Compagnia Habitas.


Dopo il successo dello scorso anno, l’edizione 2019 intitolata Segnali di fumo e conferma la sua vocazione al dialogo con il paesaggio che l’accoglie, terreno fertile di eccellenze agricole ed enogastronomiche, di cui rispetta e valorizza la peculiare natura, genuina e antica, per proporre un osservatorio aperto e privilegiato sui linguaggi performativi e sulle drammaturgie contemporanee lontano dai rumori della metropoli.


Otto giorni di festival con spettacoli serali, laboratori, concerti, AperinAria, attività extra, che vedono partecipi artisti internazionali, nazionali e locali, gruppi e solisti musicali, pubblico e maestranze della Val di Comino.


CASTELLINARIA 2019

Festival di Teatro Pop

Castello Cantelmo di Alvito (FR)

dal 3 al 10 agosto 2019

direttori artistici

Niccolò Matcovich, Livia Antonelli e Chiara Aquaro


La Compagnia Habitas nasce nel 2016 da un’idea di Niccolò Matcovich, autore e regista, e Livia Antonelli, attrice. Al duo si aggiunge (2017) Chiara Aquaro, attrice anche lei.


«La direzione artistica, lo dice la parola stessa, è un moto a luogo, un “andare verso” – queste le parole di Niccolò Matcovich – quindi, prima di essere tutto ciò che concerne l’organizzazione, dunque qualcosa di tecnico, è un “atto di creazione”. Questo è il motivo per cui realizzare CastellinAria fa sì che noi, che fuori da CastellinAria siamo drammaturghi, registi e attori, possiamo sentirci creativi e creatori molto prima di essere organizzatori»


Incuriosito da questo giovane Festival ho contattato la Compagnia Habitas per saperne qualcosa in più.


Grazie per aver accettato il mio invito. Questa è la seconda edizione di CastellinAria, formula vincente non cambia oppure qualche ritocco è stato fatto?


La seconda edizione prende necessariamente le mosse dalla prima, raccoglie i frutti della stagione passata con il proposito di incrementare il raccolto della presente, forte del fatto che le radici sono state messe e il terreno si è rivelato fertile - anche se, senza ipocrisie, a tratti impervio. CastellinAria - Festival di Teatro Pop 2019 ha una consapevolezza sconosciuta a quella della prima volta, si sta consolidando sulla scia del grande entusiasmo generatosi l’estate scorsa, ed è quindi determinato a crescere. Un giorno in più di Festival; uno spettacolo internazionale - merito della preziosissima collaborazione con PAV e nello specifico del progetto Fabulamundi/Playwriting Europe, grazie al quale ospiteremo la compagnia Barletti/Waas dalla Germania; una programmazione più solida e ampia; il sodalizio con il territorio che ha portato a un nuovo momento del Festival, gli AperinAria, nella fascia oraria 19.00 - 20.30, interamente dedicati alle associazioni locali con attività eterogenee tra laboratori, performance, rievocazioni storiche, progetti sociali, sono a tutti gli effetti la cartina al tornasole del fatto che come Direzione Artistica stiamo evolvendo insieme al Festival. La sfida è mantenere intatto il carattere spontaneo, genuino e autentico della prima edizione a fronte di una struttura progettuale ben più articolata, con un’offerta ricchissima e collaborazioni privilegiate.


Cosa significa dirigere CastellinAria per una giovane realtà come la Vostra?


La Compagnia Habitas ha festeggiato a gennaio i tre anni dalla sua fondazione. Una compagnia giovane formata da giovani, nessuno di noi (Livia Antonelli, Chiara Aquaro e Niccolò Matcovich) ha ancora compiuto trent’anni. Ideare un festival e dirigerlo significa molte cose, tutte diverse ma al contempo tutte ascrivibili alla stessa necessità: recuperare l’aspetto comunitario e, quindi, politico e sociale, del momento teatrale. In questo senso il nostro Festival è “pop”, non folkloristico né tantomeno prêt-à-porter, ma per la fruizione di tutti. È innegabile che il teatro, specialmente nelle grandi città, sia frequentato da una cerchia elitaria di persone, troppo spesso di addetti ai lavori: dal nostro punto di vista questa esclusività priva del senso originario le pratiche teatrali che nascono nella e per la comunità. Il Festival è l’accadimento che risponde a questa necessità di mestieranti, poi, come direttori artistici, l’obiettivo principe è quello di avverare l’esigenza di restituire dignità a un mestiere, il nostro, troppo spesso sminuito e mortificato. Come? Garantendo prima di tutto condizioni di lavoro gratificanti agli artisti emergenti e non. Dirigere CastellinAria significa, quindi, aver compiuto una scelta etica e poetica e assumersi fino in fondo i rischi che tale scelta comporta. Guardando alla scorsa edizione, non neghiamo che è stato un salto nel vuoto al grido dell’incoscienza; ci piace pensare che probabilmente quando si salta convinti e insieme non ci si fa male. Anzi, ci si fa del bene!


Cosa dobbiamo aspettarci da questa edizione del Festival? E perché, se posso, Segnali di Fumo?


Segnali di Fumo è il claim della seconda edizione. Ci piace riportare il manifesto poetico che dà ispirazione a CastellinAria 2019:


“Vogliamo tornare alla semplicità e all’efficacia delle origini per farci attraversare dalla contemporaneità. Come un falò che si espande, vogliamo partire dal Castello di Alvito, centro propulsore e anima pulsante del nostro Festival, per accendere fuochi amici, scintille di Teatro in luoghi lontani. Il fumo come segnale vivo della meravigliosa caratteristica del Teatro e del Festival: l’evanescenza. Un’evanescenza però che lancia segnali in Aria.

Segnali che lanciano sogni.

Segnali che diventano segni”


Da questa edizione, poi, sarebbe bello aspettarsi di essere sorpresi perché uno dei punti di forza del Festival sta proprio nella potenza dell’essere lì e lasciarsi animare da tutti gli stimoli che attraverseranno quel luogo magico che è il Castello di Alvito.


Uno spettacolo, o artista, che non siete riusciti a portare quest’anno al Festival?


Quando abbiamo iniziato a progettare la seconda edizione siamo entrati in contatto con personalità artistiche che stimiamo moltissimo come, per esempio, Antonio Rezza e Deflorian/Tagliarini. Non siamo riusciti, per quest’anno, a concretizzare la loro partecipazione al Festival, ma la loro risposta è stata così interessata e calorosa da aggiungere significato al progetto che stiamo realizzando.


Con CastellinAria vorreste lasciare un segno con i Vostri sogni o saranno i Vostri sogni a lasciare un segnale?


Entrambe, perché legate a doppio filo.

Grazie al Festival i nostri sogni diventano segno e dal segno si generano, al di là di noi, segnali.


Ho notato una forte componente femminile all’interno del Festival, eppure continuiamo a vivere in un Paese maschilista, una bella sfida.


Dopo il lancio della call Bando alle ciance abbiamo ricevuto 220 candidature per partecipare al Festival da parte di realtà provenienti da tutta Italia. La selezione non è stata facile per l’alto livello delle proposte: non abbiamo privilegiato tematiche o registri particolari, perché CastellinAria ha come unica vera specificità quella dell’attenzione alla drammaturgia contemporanea; abbiamo però selezionato in buona parte lavori scritti, diretti e interpretati da artiste donne. L’attenzione al femminile crediamo debba essere una priorità proprio per il clima politico che stiamo attraversando; la nostra penisola tende a non dar voce alle donne, non solo in campo artistico, ma in senso più ampio... un’altra scelta che ci sembra coerente con quella linea etica di cui abbiamo fatto menzione prima.


Non solo teatro e performance, anche la musica accompagnerà il vostro Festival. Come e con chi?


La musica live è parte integrante della proposta artistica di CastellinAria; per questa edizione avremo una commistione fra artisti provenienti da tutta Italia e artisti locali. Altra specificità di quest’anno è la trasversalità di generi musicali: dai Mobius Strip ai CantaBossa, da Matutateatro a Francesco Rina - prima in duo con Andrea Agostini poi con la band IAMSEEK, da Giacomo Toni a NME (Andrea Cimitan in concerto “Musica parlata”) ai CarbonAir con il loro “Live Show”. Si alternerà cantautorato, beatbox (di cui Cimitan è campione mondiale nella categoria loop station), bossanova, air banding, rock.


Domanda cattivella, per chi come me deve partire da Milano e non può vedere tutti gli spettacoli proposti. Quale non devo assolutamente perdere e perché?


Se, da una parte, otto giorni sono quelli effettivi per conoscere il Festival nella sua totalità, dall’altra non bastano certo per scoprire tutta la ricchezza del territorio della Val di Comino. Qualora proprio non ci sia la possibilità di allungare la permanenza, confidiamo nel fatto che ogni giornata avrà una propria specificità e un valore di per sé.


Chi è lo spettatore tipo del Vostro Festival?


Dall’operatore culturale alla signora che ha la macelleria giù in paese. Dagli anziani (indimenticabile la fedelissima coppia presente tutte le sere della scorsa edizione) ai ragazzi extracomunitari che vivono nella valle. Uno spettatore tipo non c’è, c’è una comunità con tutte le alterità che le si confanno in un miscuglio vivace di locali (gli abitanti dei molteplici comuni della Val di Comino) e di avventurieri (principalmente da Roma e Napoli ma, in realtà, da tutta Italia).


Cosa vorreste che si portasse a casa lo spettatore del Festival a fine serata?


Uno sguardo arricchito rispetto al presente come avviene o dovrebbe avvenire in tutte le occasioni di cultura ma anche una leggerezza figlia del fatto che, ancor prima di un Festival, CastellinAria è una vera e propria festa.


Invece cosa vi porterete a casa Voi?


Il Festival per noi è la prova che si può ancora essere parte di una comunità, fuggendo dall’individualismo che tanto ci fa disperare in questo secolo; l’evidenza che il teatro non è affatto morto ma anzi entusiasma, genera riflessioni e comportamenti e, in ultimo, la testimonianza che la provincia è un luogo ricco di risorse e tesori del tutto pronto ad accogliere le occasioni di bellezza, di cultura e pronto altresì ad accogliere il linguaggio contemporaneo di cui, come compagnia e come direttori artistici, ci occupiamo. Certo, a dire proprio la verità, a casa portiamo soprattutto il cuore enormemente più grande.


Secondo Voi il nostro teatro gode di ottima salute, la cultura in generale?


No.

Francamente come popolo siamo in un preoccupante regresso il cui diretto specchio è la situazione politica attuale. Siamo una nazione spaventata, che rifiuta il diverso, non tollera alterità, divide anziché unire. Al di là di quanto si potrebbe dire in merito, più che argomentare una risposta conviene porre una domanda:

Cosa facciamo o potremmo fare noi per guarire questa ferita profonda?

CastellinAria è la reazione che noi abbiamo scoperto nelle criticità generate da questa domanda.


Prima di salutarci, dando appuntamento a CastellinAria, vorreste rivolgere un invito speciale a chi sta leggendo?


CastellinAria è incontro: avviene perché siamo presenti e siamo nel presente. Il Festival si fa insieme, ogni persona arricchisce e muove in direzioni non previste questa grande festa, noi semplicemente ci avvantaggiamo un po’, per assicurare tutto quello che occorre, perché ciò accada.


Non ci resta che incontrarci tutti dal 3 al 10 agosto a CastellinAria - Festival di Teatro Pop e seguire i “Segnali di fumo” lanciati dalla Compagnia Habitas. Un invito all’ascolto attraverso lo sguardo, alla parola e al silenzio.


Buon CastellinAria a tutti.


Milano 26/07/2019

Foto by Tonino Bernardelli


SITO

Compagnia Habitas