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2018 TAGteatro by TiTo

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Fluctus, Declinazioni del Viaggio. Festival delle Colline Torinesi


La stagione teatrale invernale è quasi giunta al termine, ma d’estate i sipari non calano sulle scene. Di fatti il teatro non chiude mai per ferie perché la gente che fa teatro ha sempre qualcosa da dire, ha sempre voglia di esprimersi ma soprattutto ha sempre voglia di salire su di un palco per emozionarsi e per emozionare.


Per questo motivo mi sento di scrivere;

Estate uguale Festival teatrale.


Assieme a Voi ho deciso di intraprendere un lungo viaggio alla scoperta dei Festival teatrali più interessanti, in scena, nella nostra bella Italia. Partiamo con...


FESTIVAL DELLE COLLINE TORINESI

dal 2 giugno al 22 giugno 2019

direttore artistico Sergio Ariotti e Isabella Lagattolla


Il Festival nasce grazie a Sergio Ariotti e Isabella Lagattolla per proporre spettacoli nel periodo estivo con l'intento di valorizzare le ville, i castelli, le chiese, i paesi della collina intorno a Torino, sulla sponda destra del Po.


Arrivato alla sua ventiquattresima edizione, ho contattato Sergio Ariotti per saperne di più sul Festival delle Colline Torinesi.


Che ricordo ha del primo Festival delle Colline Torinesi?

Il primo festival ebbe svolgimento nel 1996. L’inaugurazione avvenne a Villa Bria di Gassino Torinese. Lo spettacolo in programma era Dall’immagine tesa di Clemente Rebora, in scena Galatea Ranzi e Mira Andriolo. Alle 16 del giorno della prima, il 10 luglio, non erano ancora arrivati i materiali a stampa. Poi comparve trafelato il tipografo che si era perso per le strade della collina. Un brivido che ancora ricordo. Si trattò di una edizione pionieristica. Isabella Lagattolla ed io, con pochi altri aiuti, gestimmo il tutto. Ancora adesso non capisco come ci riuscimmo. Vennero grandi artisti e molto pubblico. Poco sonno e tanti chilometri fatti in macchina per la collina torinese. Una scommessa vinta.


Invece cosa significa dirigere oggi un Festival come quello delle Colline Torinesi?

Che cosa significa oggi dirigere un festival di creazione contemporanea internazionale? Significa tante cose. Avere capacità di relazione con molti artisti e in rete con i direttori di alcuni festival italiani e europei. Sono gli artisti infatti a determinare con le loro scelte e i loro linguaggi le politiche culturali, sono i colleghi “professionali” a indirizzare le coproduzioni, a condividere certe scelte, a comunicare sensazioni e giudizi. Nel triangolo manca un vertice: il pubblico. Un festival non può fare a meno del pubblico. Fidelizzarlo è uno dei compiti primari, ma anche cercare nuovo pubblico.


In cartellone quest’anno tre tra le più importanti compagnie teatrali italiane; la compagnia di Pippo Delbono (La gioia), Socìetas Raffaello Sanzio (Il regno profondo. Perché sei qui?) e i Motus (Rip it up and start again). Cosa dobbiamo aspettarci?

Il ritorno al Festival di tre grandi compagnie, come Socìetas, la Compagnia Delbono e Motus, è prima di tutto un’emozione forte. Poi è il risultato di una relazione che non si è mai interrotta. Di una dialettica. Una parola d’ordine del Festival delle Colline Torinesi è da sempre “accompagnare”. Vuol dire confrontarsi in continuazione con gli artisti, con certi artisti, non far mancare osservazioni, incoraggiamenti e affetto. Specie per le giovani compagnie è fondamentale. Nel caso di Chiara Guidi e Claudia Castellucci, di Pippo Delbono, di Daniela Nicolò e Enrico Casagrande, questo “accompagnarsi” ha contribuito a disegnare l’immagine stessa del Festival. Il pubblico si deve aspettare dai loro spettacoli del 2019 forti fascinazioni linguistiche e provocazioni politiche.


Uno spettacolo, o artista, che non è riuscito a portare quest’anno al Festival?

Il drammaturgo e regista giapponese Toshiki Okada. Il suo spettacolo Five Days in March è molto interessante sia per lo “speech” che per il “body”, sia per la parola che per il singolare movimento che coniuga danza contemporanea e tradizione nipponica. Ragioni di costi e di date ci hanno impedito di programmarlo.


Se posso, qual è il criterio che adotta anno in anno per migliorare l’offerta del Festival?

L’offerta del Festival migliora anche in relazione alle proposte degli artisti e ai contributi pubblici, alle combinazioni coproduttive. Difficile stabilire un criterio per aumentare la qualità. Certo è necessario trovare un equilibrio tra innovazione estetica e aderenza alla contemporaneità.


Domanda cattivella, per chi come me arriva da Milano e non potrà vedere tutti gli spettacoli proposti. Quale non devo assolutamente perdere e perché?

Uno spettacolo da non perdere? Parafrasando Eduardo tutti gli spettacoli scelti sono “piezz’e core”. Mi aspetto molto da La Plaza del gruppo catalano El Conde de Torrefiel. E tra i giovani da Overload di Sotterraneo, da Tito rovine d’Europa di Cubo Teatro.


Chi è lo spettatore tipo del Festival delle Colline Torinesi?

Lo spettatore del Festival delle Colline Torinesi non va pazzo per il teatro tradizionale. È politicamente impegnato, gli piacciono certe sollecitazioni a riflettere. Insomma accetta di correre qualche rischio e ama le sfide. Il suo identikit ci porta a trenta-quarantenni. Ma non mancano spettatori giovani.


Cosa vorrebbe che si portasse a casa lo spettatore del Festival a fine serata?

Vorremmo che lo spettatore continuasse a discutere dopo lo spettacolo. Si emozionasse il giusto ma soprattutto si divertisse ad analizzare. Mi piace molto una frase di Bela Balasz:

"lo spettacolo si completa con il ragionamento che innesca"


Secondo lei il nostro teatro gode di buona salute, la cultura in generale?

È una domanda difficile. Credo che il nostro teatro pubblico sia imprigionato dal baratto. “Prendo un tuo spettacolo se tu ne prendi uno mio”. Penso che ci siano troppo pochi soldi investiti. Basta guardare i bilanci dei teatri francesi, tedeschi, inglesi. Altro mondo. Eppure guizzi di vitalità in Italia li vediamo spesso. Autori, registi, compagnie...


Prima di salutarci, dandoci appuntamento a Torino, vorrebbe rivolgere un invito speciale a chi sta leggendo?

Venite a vedere spettacoli del Festival. Esprimono passioni sincere. Sviluppano con coerenza il tema 2019: Fluctus, declinazioni del viaggio.



Ringrazio Sergio Ariotti per aver accettato il mio invito, ma soprattutto per avermi invogliato ad andare al Festival delle Colline Torinesi grazie ai 24 spettacoli proposti con una sempre più rinnovata attenzione alla drammaturgia contemporanea. Di fatti non basteranno Pippo Delbono, Socìetas e Motus, a movimentare il Festival un gradito ritorno quello di Liv Ferracchiati (vi ricordate il mio video articolo su La Trilogia sull’identità ?) con una nuova produzione, Commedia con schianto. L’altra prima è Il dito, opera dell’attrice kosovara Doruntina Basha diretta da Leonardo Lidi. Nel programma del Festival compaiono anche lavori molto originali, come Medea per strada, che fungerà da fil rouge per l’intera edizione e interpretato da Elena Cotugno, per la regia di Giampiero Borgia, lo spettacolo-monologo a bordo di un furgone in movimento avrà diverse repliche dalla sera del 4 giugno, con partenza di fronte al Teatro Astra. Un'occasione per sottolineare la stretta collaborazione, nata lo scorso anno, tra il Festival e la Fondazione Tpe, che gestisce il teatro.


Segnalo inoltre, all’interno di una collaborazione con il Torino Fringe, in scena Macondo di Silvia Mercuriali, mentre il Museo Lombroso, luogo "non teatrale", come dicono gli organizzatori del festival, ospiterà Edipo, del mio caro amico, Michele Sinisi. Il viaggio, però, non sarà esplorato soltanto sul palco teatrale, perché alla Fondazione Merz ci sarà un’installazione nell’ambito de progetto Illegal Helpers, a cura di Paola Rota, Simonetta Solder e Teho Teardo, tratta dai testi di Maxi Oberer.


Se non amate il Teatro tradizionale, ma vi piace essere sollecitati a riflettere e accettare qualche rischio in più, il Festival delle Colline Torinesi è cucito addosso per Noi a partire dal 2 giugno fino al 22 giugno 2019.


Buon Festival sulle Colline Torinesi a tutti.


Milano 27/05/2019

Foto by ENDDNA


CURIOSITA’

nel 2006/07 viene attribuito al Festival il Premio Speciale Ubu