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2018 TAGteatro by TiTo

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Nuove Nature al Festival Drodesera 2019


Anche quest’oggi vi porto al ‘fresco’ del Trentino, esattamente a Dro, dove dal 1980 si svolge il Festival Drodesera che negli anni ha presentato una selezione di artisti di notevole spessore, con compagnie del teatro contemporaneo, teatro di ricerca e performing art nazionale ed internazionale. Tant’è che nel 2007/08 gli viene dato il Premio Speciale dal Premio Ubu diretto da Franco Quadri:


“per il crescente impegno nel configurarsi come emblematico crocevia di diverse generazioni di artisti e come luogo di confronto in cui far maturare un'esperienza di ricerca di formazioni anche molto giovani”


DRODESERA 2019

Trento

dal 19 al 27 luglio 2019

direttrice artistica Barbara Boninsegna

fondatrice assieme a Dino Sommadossi


Drosedera nasce nei cortili e nelle case del paese di Dro (Trento), per spostarsi poi nel 2000 negli spazi della centrale idroelettrica di Fies (in parte ancora in funzione), grazie a Hydro Dolomiti Energia, oggi centro di produzione di alcune delle più interessanti compagnie di teatro e performing art italiane.


Il festival, come ogni anno, si svolge nel mese di luglio e per saperne di più sulla trentanovesima edizione di Drodesera ho contattato Barbara Boninsegna.


Un nuovo inizio e un nuovo anno, Barbara cosa significa dirigere oggi un Festival come Drodesera?


Significa anzitutto preservare il lavoro degli artisti e perseguire una politica culturale che non smette di lottare per il lavoro e per le persone. Una direzione deve saper potenziare le opportunità di conoscenza, incrocio, unicità espressiva, diversità iconica, l’etica nei confronti del sistema, dell’artista e dei lavoratori, responsabilità individuale e diffusa. La Direzione artistica costruisce sempre una relazione professionale con l’artista principalmente fondata sull’ascolto, più che sulla richiesta, attiva i network con strutture produttive, festival, musei, gallerie, esposizioni nazionali e internazionali. Questo circolo virtuoso dev’essere attivato anche per altri ambiti: dalla produzione alla comunicazione passando per tutti i settori del centro.


Partendo dal titolo IPERNATURAL cosa ci dobbiamo aspettare quest’anno dal Festival di Drodesera?


A quasi 20 anni di attività - l’anno prossimo Drodesera compie 40 anni - Centrale Fies persegue e alimenta da tempo la propria natura di realtà multiforme, data anche dall’ampliamento e dalla diversificazione del board curatoriale che ha diretto il festival negli ultimi anni: io con Filippo Andreatta, Simone Frangi, Daniel Blanga-Gubbay, Denis Isaia per Live Works, quest’ultimo ha curato anche la mostra Performativity con Sara Enrico, e infine Alma Söderberg per Alma’s Club. La mission del festival è quella di coltivare e produrre biodiversità artistiche e culturali. IPERNATURAL è un aggettivo che indica nuove nature, una miscela biologica di morfologie ibride di organismi viventi e fossili: allude a una realtà mutevole artistica in netta opposizione all’ordine precostituito, che non vuole più nascondersi ma che invece riafferma molteplicità e visibilità. Quello che il festival continuerà a fare sarà il non smettere di indagare nuove forme di linguaggio tanto quello artistico quanto quello comunicativo: questo avviene con il continuo confronto con diverse community italiane e straniere di riferimento. Non a caso quest’anno, a Centrale Fies, abbiamo costituito un gruppo eterogeneo di pensiero per allenare a leggere le immagini che produciamo quotidianamente. Vogliamo dotarci di strumenti efficienti e di teste che portino sguardi reali e pensanti fuori dal nostro campo visivo, culturale e curatoriale. Per Centrale Fies ma anche per chiunque altro ne abbia bisogno: amministrazioni e comuni, studi di comunicazione, agenzie. Da tempo lavoriamo per capire chi siamo e come veniamo percepiti nella produzione visiva legata alla comunicazione e all’arte costituendo di volta in volta degli scambi modulari con chi porta con sé esperienza, visioni, studi, istinti, culture differenti. Siamo consapevoli dell’impatto della comunicazione e dell’arte sulle persone, e sentiamo ancora più necessità di confronto e disciplina. Non per creare immagini o performance universali, e tantomeno per inseguire la prudenza o la censura. Per sapere di più, per essere più consapevoli.


In questi anni una sfida personale vinta grazie a Drodesera


Il Festival Drodesera è stato per noi il primo laboratorio che ha permesso di sperimentare non solo nuovi linguaggi e pratiche artistiche, ma anche diverse modalità di produzione e curatela che negli anni si sono rivelate vincenti per noi e di grande ispirazione ed emulazione per molte altre realtà italiane a straniere. Di sfide vinte ce ne sono tantissime, e anche di perse. Di certo mai da soli: ogni risultato è stato ottenuto con la costanza, il lavoro collettivo, la passione. Di strada ne è stata fatta. Da un festival di paese, nel 2007 vinciamo un bando grazie al quale fondiamo FIES FACTORY a sostegno della creazione performativa contemporanea: il primo progetto italiano di cura e residenza a lungo termine per artisti under 35. Nel 2013, con i curatori Denis Isaia e Simone Frangi, diamo vita a LIVE WORKS: una piattaforma dedicata alla performance, una residenza artistica e una Free School. Oggi Centrale Fies è un luogo aperto 365 giorni all’anno: è un centro dove artisti e professionisti studiano i linguaggi del contemporaneo, fulcro di residenze a sostegno di artisti, laboratori sulla performance con i bambini, luogo di sperimentazione continua che utilizza la cultura come strumento per sviluppare proposte integrate capaci di generare sul territorio, ricadute sociali, artistiche ed economiche.


Quali criteri, se posso, adotti per migliorare anno in anno l’offerta di Drodesera?


La ricerca e il confronto come strumenti irrinunciabili, la curatela condivisa per esplodere le visioni e le filosofie per aprire il ventaglio delle possibilità.


Il nostro Teatro gode di buona salute, la cultura in generale?


Per diventare sempre più indispensabile, anche nei momenti di maggiore crisi, anche quando qualcuno la potrà pensare come qualcosa di superfluo rispetto agli accadimenti del mondo, la cultura dovrà trovare le direzioni, i progetti e gli spazi per diventare sempre di più strumento, più che intrattenimento. Strumento per riflettere, agire, confrontarsi, rischiare, cambiare. Ma anche strumento per trovare, connettere, stimolare.


C’è stato un momento della tua storia personale in cui hai detto: “mollo tutto”?


Almeno una volta al mese.


Quali sono le caratteristiche di Drodesera e quali le caratteristiche che lo rendono unico nel panorama italiano?


Non credo sia “unico” ma tassello importante assieme a tanti altri. Certo che la posizione geografica, la storia e la struttura architettonica rendono il tutto molto speciale.


Domanda cattivella, per chi come me arriva da Milano e non potrà vedere tutti gli spettacoli proposti. Quale non devo assolutamente perdere e perché?


Non cedo a questo tranello.

(ride)

Qualsiasi serata è sapientemente articolata per avere momenti di relax, di divertimento, di riflessione, di scoperta, di emozione, di condivisione.


Chi è lo spettatore tipo di Drodesera?


Deve avere poche caratteristiche: la curiosità e la propensione al rischio.

(anche in questo caso, sorride)


Cosa vorresti che si portasse a casa lo spettatore del Festival a fine serata?


La plastica.

(touché, qui sorrido io!)


Cosa ti porti tu alla fine di questa avventura?


La magia di riscoprire ogni volta come la realizzazione effettiva sia sempre più forte e capace di grandi cose rispetto a un programma scritto. Mi spiego meglio: ogni anno l’insieme - e se vogliamo le infilate temporali di un’opera dietro l’altra - creano cortocircuiti e dinamiche inaspettate anche per noi. Come se i lavori risuonassero tra di loro amplificandone i concetti, permettendo di andare più a fondo nelle pratiche artistiche, nelle tematiche e dunque nella realtà.


Prima di salutarci, dandoci appuntamento con Drodesera, vorresti rivolgere un invito speciale a chi sta leggendo?


Sì certo, venite che biodiversity strives for high visibility.


Ringrazio Barbara Boninsegna per questa interessante chiacchierata e accogliamo il suo invito: tutti a Drodesera e buon festival!


Milano 12/07/2019

Foto by Dido Fontana