• Facebook Icona sociale
  • Instagram Icona sociale
  • Twitter Icon sociale
  • YouTube Icona sociale

2018 TAGteatro by TiTo

una finestra sempre aperta sul teatro

Questo sito web utilizza i cookie per migliorare la vostra esperienza. Leggi di più

Una placida sera di mezza estate al Festival Teatrale di Borgio Verezzi


Liguria 1967.

Nasce, quasi per gioco, il Festival Teatrale di Borgio Verezzi, in una placida sera di mezza estate rinfrescata dalla piacevole brezza marina e dagli aromi della tipica vegetazione ligure.


Alle spalle dello spettatore la vista mozzafiato sulla costa ligure, di fronte la suggestiva scenografia naturale della Chiesetta di Sant’Agostino, in alto il cielo stellato ritagliato dai tetti delle antiche costruzioni in pietra.


Così, a poco a poco, a Verezzi quello del teatro è diventato un appuntamento per un pubblico speciale avvezzo all’invito della parola che risuona alta nel silenzio della notte: attori, registi, scrittori, critici, villeggianti e locali, un pubblico fedele si riconosce e si saluta.

BORGIO VEREZZI 2019

dal 6 luglio al 20 agosto 2019

direttore artistico Stefano Delfino


Undici spettacoli in programma, nove prime nazionali per 26 sere complessive. Il Festival di Borgio Verezzi si conferma tra le manifestazioni più longeve dell’estate in Italia oltre ad essere sempre di più una vetrina di anticipazioni invernali.


Un omaggio al teatro e al cinema, ma senza dimenticare i collegamenti con la musica: sarà il filo conduttore del cartellone di quest’anno, nel quale accanto a qualche classico evergreen figurano alcune novità della drammaturgia contemporanea e qualche titolo conosciuto pure per la trasposizione cinematografica.


Per saperne di più ho contattato Stefano Delfino per un’interessantissima intervista.


Grazie per aver accettato il mi invito. Le chiedo subito un ricordo del suo primo Festival Teatrale di Borgio Verezzi?


Era il 1973, l’ho seguito come addetto stampa. All’epoca c’era un solo spettacolo in cartellone e quell’anno era L’impresario delle Smirne di Goldoni, una commedia che raccontava le peripezie di una compagnia di attori. Teatro nel teatro dunque, con quegli enormi bauli, bagaglio e al tempo stesso casa di chi conduceva una vita errabonda, da “scavalca montagne”. Uno spettacolo affascinante per me, sino ad allora frequentatore solo del cinema, anche per le suggestioni, un pò felliniane che emanavano recitazione, scenografia, costumi, trucco e musiche, molto ben amalgamati dalla fantasiosa regia di Giancarlo Cobelli. Tra gli attori, oltre a Piera degli Esposti e Tino Schirinzi, c’erano anche Nino Castelnuovo e Aldo Reggiani, che provenivano da successi televisivi, e la cinematografica Marilu’ Tolo.


Invece cosa significa dirigere, oggi, un Festival come quello di Borgio Verezzi?


Aver raccolto un’eredità pesante e impegnativa. Sentire l’impegno, dopo aver ricevuto il testimone, di proseguire nella strada imboccata da chi mi ha preceduto, sforzandosi ove possibile di tentare vie nuove e di mantenere un decoroso livello qualitativo. Ma anche (i tempi, ahimè, sono cambiati...) lottare ogni giorno contro mille ostacoli, cavilli burocratici e ormai croniche difficoltà economiche.


Cosa dobbiamo aspettarci quest’anno dal Festival Teatrale di Borgio Verezzi?


Un cartellone vario, ma piacevole per andare incontro alle diverse esigenze del pubblico che ci ha sempre seguito con costanza e affetto. E, spero, anche un ulteriore salto di qualità.


Uno spettacolo, o artista, che non è riuscito a portare quest’anno al Festival?


Uno dei miei sogni nel cassetto: la versione teatrale di Polvere di stelle, di cui molti ricorderanno il film con Alberto Sordi e Monica Vitti. È un progetto sfumato per questioni produttive, anche perché ha costi rilevanti. Ma chissà che prima o poi...


In questi anni una sfida personale vinta grazie al Festival Teatrale di Borgio Verezzi...


Aver portato sul palcoscenico la lingua dei segni con Figli di un Dio minore, dove con il protagonista Giorgio Lupano (l’unico ad avere accettato la proposta del regista Marco Mattolini e ad aver imparato il linguaggio dei gesti) c’erano alcuni attori sordomuti: spettacolo intenso e commovente, era piaciuto molto al pubblico, al di là di qualche diffidenza iniziale. E avere ospitato al Festival un paio di spettacoli degli S-catenati, la compagnia dei detenuti del carcere genovese di Marassi. Non dimenticherò mai lo spontaneo applauso che si è levato da terrazze e balconi al passaggio dei carcerati mentre gli agenti di custodia li accompagnavano a cena.


Secondo Lei, come sta cambiando il modo di fare Festival teatrali in Italia?


Forse la crisi economica, che ha investito tutti i settori compreso quello dello spettacolo, ha “scremato” un pò l’offerta. Resistono soltanto (ma fino a quando?) le manifestazioni più longeve, dalle radici solide. La necessità aguzza l’ingegno, e quindi si punta a evitare sprechi e si cerca magari di sfruttare temi di attualità o specialistici.


Quale criterio adotta per migliorare, anno in anno, l’offerta del Festival?


Poco alla volta ho virato dagli autori classici (come i tragici greci, Shakespeare, Goldoni, Pirandello) che richiedono compagnie numerose e costose, con allestimenti da Stabile, verso testi contemporanei, anche stranieri, che trattano temi attuali e affrontano situazioni reali, e maggiormente sentiti. Lo scorso anno particolare apprezzamento hanno avuto ad esempio Quartet e Un autunno di fuoco, sulle problematiche della terza età, oppure Non si uccidono così anche i cavalli?, sulla spregiudicatezza dello show business.


Secondo lei il nostro Teatro gode di buona salute, la cultura in generale?


Temo proprio di no, e credo che ciò sia dovuto anche alla crescente riduzione dei sostegni pubblici (e in molti casi anche privati), forse per l’errata convinzione che con la cultura non si mangia. Troppo spesso si dimentica che a suo modo il teatro è una industria: allestire uno spettacolo significa creare un’azienda che da’ lavoro ad attori, registi, scenografi, costumisti, tecnici, macchinisti, ecc. e spalma l’economia sul territorio quando viene portato in trasferta (carburante, autostrada, ristoranti, alberghi). Lo conferma anche una recente ricerca compiuta da Agis, Confcommercio, Università Iulm di Milano e Camera di commercio di Milano, Monza, Brianza e Lodi, con la collaborazione dell’Istituto Makno:

“Ogni euro in biglietti di ingresso per il teatro ne genera due di spese extra”


C’è stato un momento della sua storia personale in cui ha detto: “mollo tutto” ?


C’è ne sono stati più di uno in questi 18 anni di direzione artistica. E accade soprattutto quando bisogna scontrarsi con l’ottusità della burocrazia e la mancanza di flessibilità di certe normative. Ogni anno si comincia a costruire la nuova edizione al buio, con la sola certezza che le risorse economiche a disposizione saranno inferiori a quella precedente... Sinora ho resistito, ma fino a quando?


Quali sono le caratteristiche del Festival Teatrale di Borgio Verezzi e quali le caratteristiche che lo rendono unico nel panorama italiano?


La peculiarità principale è quella di essere una “vetrina” di anticipazioni della successiva stagione invernale, attraverso la presentazione di una decina di spettacoli in Prima Nazionale. E poi dare spazio a novità del teatro contemporaneo, italiane e straniere: quest’anno, ad esempio, Hollywood Burger di Roberto Cavosi nel primo caso, e Sherlock Holmes e i delitti di Jack lo squartatore, di Helen Salfas, pseudonimo di un noto drammaturgo inglese.


Domanda cattivella, per chi come me arriva da Milano e non può vedere tutti gli spettacoli proposti. Quale non devo assolutamente perdere e perché?


Difficile fare una scelta quando sono tutti figli tuoi. Però, anche tenuto conto della città, consiglierei L’anima buona di Sezuan di Brecht, perché Monica Guerritore, regista e protagonista, si è ispirata alla storica edizione messa in scena nel 1981 da Giorgio Strehler per il Piccolo di Milano.


Chi è lo spettatore tipo del Festival Teatrale di Borgio Verezzi?


Di solito, un abituale frequentatore dei teatri, che viene a Borgio per gustarsi spettacoli in anteprima, e passare la serata in uno dei borghi più belli d’Italia: uno che sa cosa va a vedere, anche se, specialmente tra chi è in vacanza in Riviera, non mancano coloro che sono attratti dal nome conosciuto.


Cosa vorrebbe che si portasse a casa lo spettatore del Festival a fine serata?


Il ricordo di una serata piacevole, che lo induca a qualche riflessione su quanto ha visto, e magari gli lasci anche il desiderio di ritornare.


Un Festival che consiglierebbe, a parte quello di Borgio Verezzi, e perché?


Quello di musica da camera di Cervo, altra località incantevole che ospita concerti di qualità e non a caso è giunto alla 55ˆ edizione ed è artisticamente gemellato con noi. Come del resto anche il Plautus Festival di Sarsina con il quale abbiamo anche scambiato degli spettacoli.


Prima di salutarci, dandoci appuntamento in Liguria, vorrebbe rivolgere un invito speciale a chi sta leggendo?


Venite a trovarci: se non ci siete mai stati, il Festival costituisce l’occasione per una visita in un luogo che coniuga turismo e cultura, bellezze naturali e gastronomia. Se invece già conoscete Verezzi perché non tornarci, magari in compagnia di qualche amico che ancora non lo conosce?


Io coglierei al volo questa occasione, invitare un amico al Festival Teatrale di Borgio Verezzi farete una bella figura.


Buon Festival di Borgio Verezzi a tutti.


Milano 03/07/2019


DA NON PERDERE

17-18 luglio

Sherlock Holmes e i delitti di Jack lo Squartatore di Helen Salfas, con Giorgio Lupano, Francesco Bonomo, Rocio Munoz Morales, Alarico Salaroli


22-23 luglio

Liolà di Luigi Pirandello con Sergio Assisi, Roberta Giarrusso ed Enrico Guarneri


30 luglio

un omaggio al genio italico, un evento speciale in serata unica mediante il quale Antonio Cornacchione, nel ripercorrere tra cronaca e aneddoti divertenti gli anni in cui ha lavorato alla Olivetti, ricorda la creazione del primo calcolatore elettronico italiano


3-4-5 agosto

I due gemelli... veneziani da Goldoni di Natalino Balasso con Jurij Ferrini, regista e protagonista