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Attenti a quei due!

17/02/2020

Foto Laila Pozzo


Due fuori classe della risata, e non solo, tornano a teatro dopo il successo della scorsa stagione ma questa volta si trasferiscono al Teatro Verdi di Milano.


Stiamo parlando di Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli.


Antonio Cornacchione conosciuto artisticamente a teatro grazie allo spettacolo Circo di Paolo Rossi regia Giampiero Solari e in TV grazie a Fabio Fazio in Che tempo che fa su RAI3 e il suo tormentone Povero Silvio! (satira sulla bontà incompresa di Silvio Berlusconi). Dopo tanta TV, Antonio da qualche anno preferisce calcare i palcoscenici di tutta Italia.


Sergio Sgrilli reduce dal recente successo personale con lo spettacolo Visioni (di un insonne malato d’amore), Claudio Bisio lo definì l’uomo del blues perché famose le sue entrate in scena a Zelig suonando un blues orecchiabile alla chitarra, per poi incentrare i suoi sketch su parodie musicali. Anche Sergio dopo tanta TV ha scelto il teatro, come seconda casa, grazie alle tante date sparse per la nostra bella Italia.


Ed io che, come loro, amo il teatro vi suggerisco di stare molto 'attenti a quei due' perché:


NOI SIAMO VOI.

VOTATEVI!

dal 18 febbraio al 8 marzo 2020

Teatro Verdi

Via Pastrengo 16 - Milano

di Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli

consulenza drammaturgica e regia Renato Sarti

con Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli

musiche originali Sergio Sgrilli


sinossi

l’Italia come sempre è nel caos, maggioranze di varia natura non sono riuscite a risolvere i problemi endemici del Paese. Secondo Antonio Cornacchione e Sergio Sgrilli gran parte della colpa è dell’elevato numero di partiti politici e per questo propongono una geniale soluzione: fondarne un altro!


I nostri due eroi hanno deciso di scendere in campo, sì anche loro! Del resto nel nostro Paese, negli ultimi anni, la comicità e la politica sono sempre andate d’accordo. E sembra ormai che solo il comico sappia parlare alla pancia degli Italiani e possieda il curriculum giusto per governare la Nazione.


Antonio e Sergio hanno deciso di incontrare, nuovamente, i loro potenziali elettori in teatro. I cittadini presenti in sala saranno invitati a confrontarsi con gli aspiranti candidati sui temi del nostro tempo: ambiente, emigrazione, lavoro, scuola, cultura, sicurezza.


Io invece ho deciso di rincontrare i due neopolitici durante una pausa dalle loro prove e ho chiesto ad Antonio quando e perché nasce lo spettacolo Noi siamo Voi. Votatevi! ?


Alla nostra età o ci chiamava Pupi Avati, per un suo film, o scendevamo in politica. Pupi non ha chiamato!


Sergio, se Pupi Avanti non vi ha chiamato i protagonisti di Noi siamo Voi. Votatevi! scenderanno in campo…


Parlando dei protagonisti del testo, uno si sente spronato da una entità superiore e l’altro, il mio personaggio, profondamente deluso sia dalla politica dei politici e da quella della gente nel quotidiano vivere, ad un certo punto ritrova un senso civico e una responsabilità collettiva: noi siamo la gente ed è politica e politico ogni nostro gesto! Idealista fino all’osso, alla fine, prenderà l’ennesima mazzata sui denti.


Uno spettacolo è fatto anche per intrattenere, e voi in questo ci riuscite benissimo, da cosa e verso cosa vorreste spostare l’attenzione con lo spettacolo Noi siamo Voi. Votatevi! ?


Antonio: Vorremmo capire con Voi cosa spinge un onesto cittadino a diventare il megafono del popolo.


Ma se Voi siete noi, questo vuol dire che stiamo votando noi stessi, ma se tutti noi ci votassimo ci sarebbe una gran confusione… questa è la nuova politica?


Sergio: Mmm… domanda intrigata ma molto opportuna. Non credo che sia la nuova politica ma, sicuramente, è l’attuale e, molto probabilmente, quella di sempre! da sempre esiste la figura del politico di professione ma non so perché, da un certo punto in poi, si sia iniziato a percepire una netta differenza tra il politico e il così detto “popolo”. I privilegi? La credibilità? L’importanza mediatica? Non so… ma siamo sicuri di non votare da sempre noi stessi? Non votiamo già chi dice cose che somigliano alle nostre? Non cerchiamo di sostenere chi, in qualche modo, si proclama guerriero di battaglie che vorremmo intraprendere? E se accettassimo questo, non sarebbe l’ora di iniziare a incazzarci meno con i nostri rappresentanti ma farci domande dirette su noi stessi ed il nostro operato? È così contorto il pensare che quando si vota, votiamo noi stessi? Chiudo con una piccola sottolineatura: quindi tutti uguali? NO DIREI PROPRIO DI NO!


Spesso si utilizzano le seguenti espressioni: “scenario politico” o “scena politica”… domanda, per Voi il teatro è politico?


Antonio: Per noi il teatro è politico sino a prova contraria. Questa è la migliore riposta che potrebbe darvi un politico.


C’è un politico al quale consigliereste di vedere Noi siamo Voi. Votatevi! ?


Sergio: A tutti! la risposta è banale ma tanto vera. E non solo per riempire il teatro. Il testo è semplice e leggero ma ha talmente tante sfumature e un sotto testo che vorrei far vedere a chiunque si metta, o si sia messo, alla testa di qualsiasi movimento, dicendo: Votatemi!


Voi scendereste in campo se ve lo chiedessero? Se sì, cosa cambiereste subito per un’Italia migliore?


Antonio: La cosa migliore da fare in Italia oggi è piantare alberi.


La comicità è una cosa seria?


Sergio: Serissima, direi. Ho creato anche un marchio con cui ho firmato delle rassegne teatrali. FREUCS acronimo di: Far Ridere È Una Cosa Seria! Ma logicamente questa è la mia visione. Vedo la comicità come una nobile arte e, all’interno del testo, mi concedo proprio una piccola ma sentita critica a miei colleghi, e ai presunti tali. Il che non vuol dire che ci si debba prendere per forza o troppo sul serio. Il mio essere un samurai in ogni cosa che faccio, non vuol dire certo che sono detentore di verità assolute.


Noi siamo Voi. Votatevi! si ride molto, ma solo alla fine ci accorgeremo di aver riso di noi stessi? Se sì, perché?


Antonio: Perché tutti possiamo sbagliare.


Voi a fine serata cosa vi portate a casa?


Sergio: Poco o tanto sono concetti molto relativi. Spesso mi chiedo cosa si porta a casa il nostro pubblico. Faccio fatica a rispondere a una domanda così, senza fare i conti con l’utente finale. Che poi forse sono io… infondo non salgo mica sul palco spinto da una coscienza sociale o per cambiare il mondo… O forse sì? Vediamo: Io salgo sul palco perché mi piace, perché ne ho bisogno. Dico quel che dico perché mi piace, perché è il mio lavoro, perché mi fa sentire bene, mi fa sentire me stesso, mi rende felice. E una persona felice, non migliora il mondo, Il nostro mondo? Per farla più facile: a fine serata sono felice e sereno. E non vedo l’ora di rifare questo spettacolo. Considerando che, attualmente, sto girando con questo e altri tre testi. Sono una persona fortunata.


Diamo l’appuntamento a teatro?


Antonio: Ci vediamo a Teatro. Io sono quello con la giacca rossa.


Sergio: Vieni e sii curioso! Mi hanno sempre detto che la curiosità è sinonimo di intelligenza. Quindi: vieni e sii curioso! Non puoi? Manda amici :)


Siate curiosi e mandate tanti amici, ne varrà sicuramente la pena.


by TiTo