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Antonella Questa - Questa sono io... e le altre

Aggiornato il: 18 set 2018




Attrice, autrice, traduttrice… sempre in viaggio, difficile starle dietro specie sul suo profilo instagram (antnqu) dov’è attivissima con le sue divertenti ‘storie’ e non solo...


Oggi, però, ve la voglio presentare in veste di scrittrice grazie al libro Questa sono io edito da Caracò.


sinossi:

due drammaturgie che raccontano l’animo, il corpo e la vita delle donne in due circostanze differenti, ma reali o potenziali, con un piglio umoristico e amaro.

Vecchia sarai tu! è la storia di una donna di ottant’anni che si ritrova in ospizio contro la propria volontà.

Svergognata racconta la storia di Chicca, una donna per bene con una bella casa, un marito, due figli, la filippina… una vita perfetta per lei, fino a quando non scopre che lo smartphone di suo marito contiene messaggi e foto osé di decine di “svergognate”.


Antonella, ti ringrazio perché apri ufficialmente la sezione BIBLIOTEatro, sezione che dedicherò alla drammaturgia contemporanea, ai suoi autori e alle loro pubblicazioni.

Vecchia sarai tu! e Svergognata sono due tuoi monologhi raccolti all’interno di Questa sono io. A chi consiglieresti la lettura di questo libro e perché?


Sinceramente ne consiglio la lettura a tutti, dai 9 anni in su! E semplicemente perchè sono testi che trattano temi vicini a chiunque di noi, qualsiasi sia la nostra età e il nostro percorso. La vecchiaia e la ricerca dell'approvazione altrui, tocca chiunque di noi anche se in maniera diversa.


Mentre chi ti conosce come attrice, con il libro Questa sono io cosa si porta a casa?


Innanzitutto si porta a casa il mio amore per i vecchi e la mia allergia a certe convenzioni borghesi. Poi si terrebbe sul comodino anche la mia assoluta fiducia nella vita, che quando ti sembra sprofondare, ti sta in realtà portando verso gioie inaspettate ed immense! Sono entrambi testi nati in periodi particolarmente difficili per me.


In Questa sono io, uno dei protagonisti è il tempo che passa e la condizione dell’anziano. Domanda, autonomia e indipendenza, vanno di pari passo?


Non sempre. Spesso nel caso della vecchiaia, i loro significati vengono confusi, portando in maniera sbrigativa a considerare il vecchio diventato dipendente, anche non autonomo, privandolo così della propria libertà di scelta. Per spiegarmi meglio, se io finissi in sedia a rotelle perderei senz'altro la mia indipendenza, ma non la mia autonomia di scegliere cosa mangiare o chi votare!


Dopo aver letto Questa sono io, il lettore uomo come reagisce?


Come lo spettatore che di recente, dopo aver assistito allo spettacolo Vecchia sarai tu! mi ha detto: “mia madre è in una RSA da 3 mesi, dopo aver visto stasera lo spettacolo, farò di tutto per riportarla a casa.”

Dopo Svergognata invece mi scrivono spesso: “grazie!!” Una volta uno addirittura è arrivato agli applausi sotto il palco per stringermi la mano ...


La lettrice?


Decide di non alzarsi più per preparare la colazione a tutta la famiglia! (dopo aver letto/visto Svergognata) O comunque inizia a chiedersi: “ma io, voglio davvero fare questa cosa?” Invece dopo Vecchia sarai tu! di solito buttano le creme anti-rughe.


Attorno al tuo lavoro senti del pregiudizio? Se sì, come lo affronti, se ti va di affrontarlo, di solito l’indifferenza è la miglior arma.


Ad esser sincera, mi capita a volte di sentire un pregiudizio da parte di alcuni critici ed organizzatori teatrali, i quali pur non avendomi mai né vista né letta, etichettano sbrigativamente il mio lavoro come teatro al femminile e quindi non lo considerano a priori interessante per un articolo o per una programmazione. Per carità, non si può piacere o interessare a tutti, ma in questo caso specifico mi chiedo se i colleghi autori/interpreti di monologhi con uomini protagonisti, abbiano mai ricevuto l’etichetta di: teatro al maschile. Credo il mio teatro sia un punto di vista altrettanto valido quanto il loro, solo diverso, un altro modo di raccontare la stessa cosa.

In generale penso che il pregiudizio, la discriminazione, il gender gap non possano esser trattati con indifferenza. Temo anzi questa possa rafforzarli, mentre parlarne, far sapere che esistono e dove, può aiutarci tutti a limitarli, a diminuirli o addirittura a sconfiggerli. In fondo il pregiudizio è legato all’ignoranza, invece diffondere cultura, nuovi punti di vista, sollevare domande, dubbi, confronti resta la carta vincente per uscirne.

Nel mio campo, avendo poi la fortuna di esser molto seguita dal pubblico, anche fisicamente intendo - tanti ormai si spostano per l'Italia pur di vedere o rivedere un mio spettacolo - sento la responsabilità di dover contribuire nel combattere i pregiudizi, soprattutto per le generazioni di artiste più giovani. Mi auguro davvero di esser tra le ultime a portarsi addosso questa etichetta riduttiva di “teatro al femminile”.


D'accordissimo.

Scrivendo i testi dei tuoi spettacoli, quali sono le difficoltà (se ce ne sono) nell’interpretarli? Ad esempio, noi spettatori veniamo completamente travolti dai tuoi personaggi, ci commuoviamo e ci divertiamo, ma tu quanto sei coinvolta? riesci a tenere a bada tutte queste donne?


Riesco eccome a tenerle a bada e anche tutti gli altri personaggi maschili! Ma non mi richiede un grosso sforzo, dico sempre - indicando la mia testa - che qui dentro siamo in tanti, la scrittura e il palco mi permettono di dar voce e corpo a tutti, evitando così di esser internata. Riguardo all’esser coinvolta, lo sono fin dalle prime battute, le prime improvvisazioni, quando creo i personaggi e le loro storie piango e rido come voi. Invece sul palco i personaggi mi travolgono per lo più fisicamente, sono e devo esser molto precisa nelle partiture, nei movimenti, per arrivare alla fine e permettere a voi, pubblico, di goderne anche emozionalmente.


Qual è l'aspetto che ti affascina di più nell’interpretare tutte queste donne?


Raccontare, mettere a nudo certe fragilità, che sono poi le mie, le nostre.


Il teatro di Antonella Questa è soprattutto parlato (direi anche coreografato, ma questa parte manca nel libro), dimensione del monologo a te è congeniale. Quanto pesa la parola in un tuo spettacolo?


Direi un buon 80%. Il testo, le parole che uso, la costruzione di alcune frasi, sono la base. Se non è solida, tutto il resto non può essere costruito in modo solido. Ho bisogno che non ci siano momenti poco chiari o superficiali nella drammaturgia complessiva, che il ragionamento fili al punto da farci coinvolgere tutti chiedendoci come andrà a finire. Parlo al plurale, di noi, perchè anche io spesso scopro come andrà davvero a finire a due - tre settimane dal debutto. Spesso so come finirà, ma non come ci arriveremo. Altre il finale iniziale doveva solo suggerirmene uno più forte. Per questo ci metto mesi a scrivere un testo. E scrivendo immagino però anche luci, suoni, movimenti che poi condivido con Magali Bouze (la mia coreografa nonché amica storica) e Daniele Passeri (direttore tecnico e disegnatore luci) che li trasformano a loro volta in qualcosa di ancora più bello e sensato:

“Il teatro è un gesto collettivo” come dice una canzone francese.


Ops... abbiamo virato sul teatro, torniamo a Questa sono io.

Sia Vecchia sarai tu! che Svergognata sono monologhi molto divertenti. Quanto è importante far riflettere, ma con il sorriso, e quanto è difficile non cadere nei luoghi comuni senza trasformare in macchietta i personaggi?


Il sorriso, l’ironia sono linguaggi che mi appartengono anche nella vita di tutti i giorni. Nei miei spettacoli, nei testi li trovo fondamentali per poter raccontare argomenti dolorosi, tabù come la vecchiaia, la violenza psicologica, le dipendenze comportamentali, l’educazione... sollevando così il giudizio su noi stessi e sugli altri. E’ fondamentale sollevarlo, perdonarsi, accettarsi per migliorare e anche vivere più serenamente. Il luogo comune, le macchiette, si evitano lavorando con estrema e costante sincerità. La sincerità inizia guardandomi dentro e chiedendomi: "ma tu Anto cosa pensi davvero? Tu faresti così? Cosa ti fa male? Cosa ti rende felice?"


Avendo tu pubblicato due dei tuoi monologhi, magari fra qualche anno (se non è già successo) qualsiasi attrice potrebbe interpretare Vecchia sarai tu! o Svergognata. Antonella Questa chi vorrebbe vedere in scena, attrice o attore, nello spettacolo Vecchia sarai tu! e perché?


Ancora non è successo, ma mi piacerebbe molto! Per Vecchia sarai tu! mi piacerebbe Alba Rohrwacher. Ha un talento e una versatilità giganteschi, potrebbe fare qualsiasi cosa, quindi anche una coppia di 80enni, una francese di 45 e una 25enne. Oppure Paola Minaccioni, o ancora Paola Cortellesi, altre attrici davvero molto dotate.


Apperò... e Svergognata?


Come sopra. Attrici versatili che sanno usare il proprio corpo in scena.


Spesso sento dire che il teatro non gode di buona salute, la drammaturgia contemporanea?


Il Teatro - e la drammaturgia contemporanea - in questo periodo storico soffrono una legge che impone un surplus di produzione a scapito della circuitazione, questo da un lato sta soffocando il mercato e dall’altro sta imponendo uno sforzo produttivo eccessivo anche agli artisti che finiscono inevitabilmente per creare testi/spettacoli di qualità più scadente quando addirittura non facendosi male lavorando, intendo fisicamente. Per la creazione ci vuole tempo, sono rarissimi coloro che creano uno spettacolo eccelso in un mese e magari anche ogni tre/sei mesi ...


Nonostante le difficoltà la casa editrice Caracò ha pubblicato il tuo libro, come e quando è avvenuto il vostro incontro e la decisione di far pubblicare Questa sono io?


L’incontro con Alessandro Gallo e Emanuele Tirelli (Caracò Ed.) è avvenuta nell’aprile 2015 nella cucina della Corte Ospitale! Loro erano lì per provare uno loro spettacolo contro la mafia (sono anche autori, registi, attori) ed io stavo creando con Marta Cuscunà e Giuliana Musso “Wonder Woman” sul gender gap nell’economia. Da quella bella chiacchierata su teatro e impegno civile, qualche mese dopo mi è arrivata la proposta per pubblicare i testi con loro, nella collana Teatro di carta. Hanno fatto un lavoro pazzesco! E oltre a loro anche Michela Muserra che ha disegnato una bellissima illustrazione.


I libri, grazie al cielo non hanno una scadenza. Continuerai a fare presentazioni di Questa sono io nelle librerie? Se sì ne hai a breve qualcuna da segnalarci?


Assolutamente sì, appena posso cerco di fare presentazioni del libro, non solo mi diverto, ma quel che prediligo è il contatto immediato col pubblico, lo scambio sui temi che quei testi trattano, il confronto con altre esperienze in merito. Sono presentazioni che tra l’altro si sono evolute in veri e propri reading perché mi è impossibile non leggere alcune pagine e tu conoscendo i personaggi, immagini quanto Armida, Cristiana, Guido e gli altri ne approfittino per saltar fuori!

Prossimamente ce ne saranno in provincia di Vicenza, in Emilia Romagna e in Toscana, le date con tutti i dettagli però saranno a breve presenti sul mio nuovo sito, vi rimando lì.

In attesa di vedere prestissimo in scena a Milano, o zone limitrofe (soprattutto con una nostra video intervista), Antonella Questa la ringrazio di cuore per aver accettato il mio invito e parlare del suo libro Questa sono io all'interno del mio neo nato magazine TAGteatro.


Buona lettura.


Milano 01/10/2018

Copertina by Michela Muserra


INFO:

Antonella Questa