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Il Teatro si trasferisce in Salotto

03/03/2020


La Corporazione nasce nel 2018 dall’incontro tra Alice e Giulio. La loro vocazione è quella di raccontare storie dove il protagonista è l’individuo nella sua complessità: contraddizione, relazione, ambiguità, paura, giudizio e sguardo, in rapporto a sé stesso, agli altri, al mondo che lo circonda.


Alice e Giulio si nutrono di parole, concetti, metafore, alle quali danno corpo ed azione. Sono da sempre interessati a condividere la loro ricerca teatrale con un pubblico che possa essere partecipe al processo artistico oltre che mero spettatore, per un teatro sociale e civile.


Per questo motivo sono andato a trovarli direttamente nel salotto di casa loro grazie a:


TEATRO IN SALOTTO

di Alice Guarente e Giulio Bellotto


La stagione di Teatro in Salotto ha debuttato l’11 di febbraio (ed io c’ero) con lo spettacolo Meno male che c’è la luna di e con i bravissimi di Jacopo Bottani e Luca Oldani e terminerà a maggio 2020. Gli spettacoli hanno cadenza mensile.


ATTENZIONE

le proposte di Teatro in Salotto non sono sottoposte a vincoli di linguaggio o di tematica, il loro motto è:

se il tuo spettacolo può stare in un salotto potrebbe fare al caso nostro!


Io non ho uno spettacolo che possa stare in un salotto, ma di sicuro sostengo le giovani realtà da sempre, per questo motivo quando Jacopo Bottani mi ha invitato allo spettacolo Mano male che c’è la luna (spero possa trovare presto spazio in cartellone, perché se lo merita) non mi sono lasciato perdere l’occasione di assistere ad uno spettacolo in salotto.


E così martedì 11 febbraio vado a trovare Alice e Giulio. Arrivo, come sempre in anticipo, e gentilmente Giulio mi spedisce in cucina dove trovo una sorridente Alice intenta a preparare la cena a buffet (momento di incontro con il pubblico, dopo lo spettacolo).


Il mio imbarazzo iniziale è tanto, non ve lo nascondo (i pochi che mi conoscono realmente sanno quanto io sia timido e riservato), ma Alice mi ha messo subito a mio agio ed io grazie alla mia deformazione professionale ho cominciato a farle una serie di domande.


In pratica l’ho intervistata!


Quando nasce La Corporazione?


Alice: La Corporazione ha avuto un periodo di gestazione piuttosto lungo e itinerante; ci siamo conosciuti durante una residenza artistica a Lecce, abbiamo iniziato a lavorare insieme in un circolo culturale di Milano, pochi mesi dopo abbiamo portato a Napoli uno studio del nostro primo spettacolo, Bianco d'Inchiostro.

Il progetto di una compagnia basata sul ‘meticciare’ le discipline in cui ci eravamo specializzati durante le nostre formazioni era già lì. Volevamo creare un contenitore per diverse forme di espressione artistica: canto, musica, teatro fisico, mimo e Commedia dell'Arte. Un viaggio in macchina durante la tournée campana di Bianco d'Inchiostro ci suggerisce il nome: all'altezza della città medioevale di Avellino nasce La Corporazione, come le corporazioni di Arti e Mestieri.

La sfida è lavorare sulle tematiche di oggi attraverso gli strumenti antichi e collaudati del corpo e dell'azione scenica.


Giulio: Ci diverte che ad un nome così magniloquente come La Corporazione corrisponda nei fatti una realtà così piccola, ma è giusto essere ambiziosi no?


D’accordissimo.

Invece cosa vi ha spinto ad aprire la porta di casa Vostra facendo nascere Teatro in Salotto?


Giulio: È stata una serie di fortunate coincidenze. Quando Alice si è trasferita a Milano siamo andati a vivere dal mio amico Niccolò che all’epoca era in Erasmus. Così ci siamo ritrovati in un appartamento in centro tipo open space, ampio e pavimento di legno, pieni di idee e senza un posto dove realizzarle. Abbiamo subito spostato tutti i mobili alle pareti e via! Prove in salotto. Presto ci siamo resi conto che lavorare dove abiti non è facile. Lo spazio è fortemente connotato, ci sono molte distrazioni, quando finivamo le prove la stanza non tornava alla sua funzione originaria e rimaneva così, vuota. Era un peccato, così abbiamo iniziato ad invitare amici attori per un pubblico di amici amanti del teatro; ad esempio Riccardo Magherini stava lavorando al Custode di Pinter e gli serviva una prova di pubblico. È stata una bellissima serata, la prima di tante: utile per gli artisti, emozionante per il pubblico e comodo per noi, che oltre ad una sala prove potevamo avere in salotto anche un teatro.


Alice: Ora ci siamo spostati in una cascina del '700 in zona nord Milano (tra il nuovo quartiere Nolo e i vecchi comuni di Greco e Precotto). Ci siamo portati dietro il format Teatro in Salotto, sempre con le stesse caratteristiche (ingresso a cappello per sostenere la ricerca degli artisti ospiti, aperitivo in compagnia degli attori). Quest'anno per la prima volta abbiamo deciso di non invitare personalmente gli artisti ma di fare una chiamata pubblica. L'esito è stato sorprendente, più di 130 risposte!


Ho visto la vostra programmazione e vi faccio i miei complimenti. Cosa dobbiamo aspettarci dai prossimi spettacoli?


Alice:Innanzitutto, due spettacoli in più: da call avremmo dovuto selezionarne solo quattro ma alla fine ne abbiamo scelti sei, uno al mese fino a giugno, proprio per l'altissimo livello delle proposte che ci sono arrivate. Il fil rouge che li lega è la nuova drammaturgia, un tipo di ricerca sulla quale si stanno concentrando anche le nostre produzioni; ma anche il rapporto privilegiato con gli spettatori, offerto dalla dimensione intima del Salotto, viene potenziato da alcuni lavori molto particolari o performance che sono pensate per pochi spettatori – addirittura per uno solo come nel caso di Hamlet Private di Scarlattine Teatro. Direi che l'aspettativa più giusta con cui venire a Teatro in Salotto è quella di fare un'esperienza, non solo di vedere uno spettacolo. E tra l'altro Teatro in Salotto non sarà sempre in un salotto: da quest'anno La Corporazione abita anche un altro spazio, dove organizziamo altre iniziative teatrali Training Condiviso (QUI per saperne di più) e dove stiamo pensando di ospitare uno degli spettacoli per permettere a più persone di vederlo.


Quali criteri avete adottato nello scegliere i sei spettacoli in cartellone?


Alice: Per noi era importante che lo spettacolo fosse davvero adatto allo spazio, ad un pubblico molto vicino, con scenografie essenziali ed un formato “da camera”, come si dice delle opere liriche. Noi per primi abbiamo recitato per il pubblico del Salotto, e c'è una certa misura di gesti, azioni, suoni, che con una distanza così ravvicinata è fondamentale poter calibrare. Altro criterio è stata la scelta di lavori che avessero un occhio sulla contemporaneità, sia per il tema sia per il linguaggio e la drammaturgia originale. Siccome finora nelle precedenti stagioni avevamo ospitato per lo più artisti di Milano che conoscevamo personalmente, con l'occasione della call abbiamo anche voluto accogliere proposte che arrivassero da ambienti diversi, sia geograficamente sia come giro teatrale; portare a livello locale un po' del panorama nazionale. Ma soprattutto, credo, abbiamo scelto spettacoli che noi per primi saremmo andati a vedere anche fuori casa. Ci siamo detti che in fondo se i nostri spettatori ci hanno seguiti fin qui si fidano di noi, dei nostri gusti, delle nostre preferenze, e così abbiamo privilegiato questo criterio rispetto ad altri.


Uno spettacolo o artista che non siete riusciti a portare nel Vostro Salotto?


Giulio: The Tree, l'ultimo dell'Odin, ma giusto perché mancava lo spazio e lo spettacolo sarebbe stato un po' sacrificato... scherzo! In realtà siamo molto contenti perché non ci aspettavamo tante proposte; in prima battuta, tutte le compagnie che abbiamo ricontattato hanno risposto con entusiasmo, poi però a stagione iniziata la compagine di Phoebe Zeitgeist ha annullato la sua presenza. La cosa ci è dispiaciuta, ma ci ha anche offerto l’opportunità di ripensare la programmazione in corsa; avevamo il rammarico di non aver inserito in stagione nessuno spettacolo di narrazione e così siamo subito andati a recuperare un lavoro di questo genere che ci aveva molto colpito, il monologo Sciaboletta di Alessandro Blasioli, con cui siamo in contatto in questi giorni per capire se riuscirà a portare il suo spettacolo in Salotto. La programmazione Teatro in Salotto 2020 è davvero eccezionale in termini di qualità artistica e di questo siamo molto grati. Per un artista le nostre serate sono impegnative: gestire un rapporto così diretto e ravvicinato col pubblico non è scontato, inoltre è una bella scommessa anche sul piano economico. Le condizioni della stagione possono essere molto buone per artisti con base a Milano e provincia, che possono contare su un loro bacino di pubblico e non hanno spese per i trasporti. La situazione è un po' più complessa per chi viene da fuori ma molti hanno accettato insieme a noi questa scommessa e li ringraziamo davvero.


Avete detto che i vostri spettatori, se vi hanno seguito fino ad oggi è perché si fidano. Dunque chi è lo spettatore tipo di Teatro in Salotto?


Giulio: Quello callimacheo, che preferisce la dimensione domestica ai teatri da 400 posti.


Alice: Uno spettatore coraggioso. Che non tema il contatto con altri, ma anzi, lo cerchi con la fatica comune a tutti in questi tempi di virtualità. Non è facile entrare in casa di qualcuno che magari non si conosce, vedere uno spettacolo sentendo fisicamente tutto quello che gli attori stanno vivendo, provando, agendo. Uno spettatore che desideri essere toccato, sia per la prossimità degli attori, sia per la facilità con cui le emozioni riverberano in uno spazio piccolo. Come un eco che rimbalza da parete a parete e torna indietro e si acuisce e ti colpisce ogni volta più forte. Ecco, bisogna avere coraggio per qualcosa del genere.


I miei lettori molto probabilmente avranno perso lo spettacolo Meno male che c’è la luna (e mi spiace per loro). Quale spettacolo consigliereste di segnare assolutamente in agenda e perché? Io uno ce l’ho…. anche due… ma visto che sono io che faccio le domande a voi la risposta!


Alice: È difficile, per noi che li abbiamo scelti con tanto rigore e ci siamo affezionati ad ognuno... vabbè, ci provo, ma il mio perché è dichiaratamente emotivo. Quando avevo 16 anni e studiavo teatro nella città di Benevento, incappai per caso nel libro Estasie di Ilaria Drago, artista indipendente, attrice di riferimento nazionale per il teatro contemporaneo nelle sue connessioni al sociale. Mi innamorai di quella scrittura così densa, lucida e carnale al tempo stesso. È stato il mio primo incontro con la ricerca teatrale. Ebbene, Naeema Ruber, il penultimo spettacolo della rassegna, porta proprio la firma di Ilaria Drago. In scena l'attore Paolo Grimaldi, per una performance di grandissima forza rituale e potere visionario, un vero atto politico di amore e resistenza a cui non si può mancare.


Giulio: Oltre a Naeema Ruber, vicina alla mia sensibilità per il tema trattato (il conflitto israelo-palestinese), sono stato colpito in particolare dalla proposta di Coppelia Theatre, lo spettacolo di microteatro Trucioli. Anche in questo caso la ragione di fondo è il mio percorso di formazione artistica, che nell'ultimo periodo si è concentrato sul teatro di figura; Coppelia è un'eccellenza in questo campo, che con le sue marionette robotiche riesce a creare mondi incantati di rara poesia visiva e visionaria. Lo spettacolo è ispirato ai quadri di Remedios Varo ma rimanda soprattutto alla fascinazione della fantasia infantile. Per questo insieme alle performers abbiamo deciso di spostare lo spettacolo dal salotto alla camera da letto; gli spettatori, in piccoli gruppi, fruiranno della storia seduti sulle coperte di un lettone come se fossero tornati bambini, come se stessero ascoltando una storia fantastica prendere vita sotto i loro occhi infantili e meravigliati.


Ok avete stuzzicato la mia fantasia e ora mi avete ancor di più incuriosito. Ma quant’è importante adottare il Teatro… come stile di vita?


Giulio: È fondamentale, per varie ragioni; in questi anni assistiamo a dibattiti sempre meno partecipati e, di riflesso, sempre più accaniti sul ruolo del teatro nella nostra società contemporanea. Fondi ministeriali, mille proroghe, bandi pubblici; mali necessari che nascondono un problema di fondo. Il teatro non si sostiene da sé perché a teatro la gente fa fatica ad andare: è troppo impegnata, non ha voglia, banalmente i biglietti costano troppo. Nonostante io per primo gioisca di sapere che il Piccolo ha più abbonati del Milan, personalmente sono dell'opinione che se domani tutti gli attori scomparissero dalla faccia della Terra, il mondo non cambierebbe di una virgola. Il teatro come arte è in grande difficoltà. Tuttavia, come ben testimonia il gran numero di corsi e scuole, il teatro ha vinto un posto di rilievo nella società: tutti vogliono fare teatro. Ecco, il nostro obiettivo è avvicinare questo pubblico potenziale al teatro come arte. L'arte può essere uno stile di vita, si può fare anche in salotto, può entrare nelle case perché non incominciare da casa nostra?


Alice: Io sono meno cinica di Giulio, e dico semplicemente che il teatro è nato con l'uomo e con l'uomo finirà. Adottare il teatro come stile di vita per me è sentirsi umani, o il più vicino possibile al rimanere umani.


Sono d’accordo con Giulio anche se penso che alla fine siano scuse, quelle che adottano gli spettatori. Ad esempio il ‘problema’ del costo l’ho già affrontato diverse volte con molti artisti, la conclusione è che i ristoranti e gli Stadi sono sempre pieni e costano molto di più di uno spettacolo a teatro.

Ultima domanda (che faccio quasi sempre a tutti) prima di dare l’appuntamento in Salotto. Cosa vorreste che mi portassi a casa dopo essere stato vostro ospite, in salotto?


Alice: La voglia di tornarci!


E su questo ci puoi contare!


Alice: E quella che Goffredo Fofi chiamava “vocazione minoritaria”: la libertà di dichiararsi minoranza, di preferire il piccolo, di sottrarsi per una sera alle regole di mercato, che vorrebbero il teatro come prodotto di consumo, e tornare invece a viverlo nella sua dimensione comunitaria. Dove c'è qualcuno che racconta e qualcuno che ascolta, e nulla più.


Diamo appuntamento a casa vostra per assistere ad uno spettacolo in salotto?


Giulio: Chiunque fosse interessato ci può scrivere una mail:

lacorporazioneteatro@gmail.com

o chiamare al numero 347.3264055

… e vi diamo appuntamento al 13 marzo con Zelda – vita e morte di Zelda Fitzgerald, della torinese Piccola Compagnia della Magnolia. In scena, Giorgia Cerrutti che interpreta le ultime 24 ore della protagonista, allettata ma ancora piena di vita; una grande prova d'attrice!


Di Giorgia vi parlai già QUI e vederla in ‘scena’ nel salotto di Alice e Giulio sarà sicuramente un’esperienza pazzesca. Non so Voi ma io mi sono già prenotato il posto in... poltrona.


Ma in tutto questo i Vostri vicini di casa che dicono? Problemi con l’amministratore?


Alice: A casa siamo in una situazione strana, la cascina è abitata da poche persone molto simpatiche, un paio di signore anziane molto milanesi, un giovane ferroviere e una coppia di ragazzi. Francamente non abbiamo ancora capito chi sia l'amministratore!! In compenso il nostro proprietario di casa è grande fan dell'iniziativa: l'abbiamo avuto ospite da noi, e chissà che un giorno il Teatro in Salotto non riesca a conquistare altri “salotti”. Chissà, magari la corte settecentesca potrebbe essere sede di una prossima stagione estiva.


Ve lo auguro di cuore!


by TiTo