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Una classica storia d'amore eterosessuale


UNA CLASSICA STORIA D’AMORE ETEROSESSUALE

drammaturgia di Camilla Mattiuzzo

dal 12 al 13 ottobre 2018

Teatro Fontana | via Gian Antonio Boltraffio 21, Milano

regia Francesca Merli

con Davide Pachera, Laura Serena, Massimo Scola e un gruppo di spettatori in sala


sinossi:

una madre, un padre e figlio. Un minuscolo puntino nei meandri di un gigantesco universo, all’interno del quale convivono amori, incomprensioni, bisogni primordiali, ambizioni, desideri nascosti, disturbi psico-sessuali, bugie, verità e funerali. I personaggi di questa storia non hanno un nome. O meglio, ce l’hanno, ma non lo scopriremo mai. Una classica storia d’amore eterosessuale è una realtà fatta di funzioni, dove i nomi propri scompaiono insieme alla capacità di darsi un’identità precisa.


Incuriosito sia dal titolo che dalla sinossi di Una classica storia d’amore eterosessuale, ma soprattutto seguendo su instagram la dramaturg Camilla Mattiuzzo, l’ho contattata per chiederle; cosa succede quando l’abito che ogni giorno ci mettiamo addosso comincia ad andarci stretto?


Le opzioni sono due: o smettiamo di mangiare per tornare ad indossare comodamente l’abito oppure ne compriamo uno più grande. La metafora penso sia evidente. O rimaniamo uguali a noi stessi oppure cambiamo, ci evolviamo, maturiamo, indossiamo un nuovo abito. Forse c’è una terza opzione: possiamo sempre peggiorare.


Il figlio fa un bellissimo appello ai genitori... possiamo svelare quale?


Sì. Il figlio dice ai genitori: “Se voi non vi amate, io non esisto”. Chiaramente è un appello che acquista senso all’interno delle dinamiche dello spettacolo, ma anche estrapolato dal contesto può far scaturire una riflessione: lui, infatti, non chiede di essere amato, ma ad altre persone di amarsi. Spesso, nella vita di tutti i giorni, orientiamo il nostro agire affinché qualcuno ci ami, ma è davvero l’unico motore possibile?


Nel corso della storia (dell’umanità) l’amore è venuto definendosi come il principio fondante del nucleo familiare. Senza amore non c’è famiglia, senza amore non c’è nessuna famiglia. L’amore era secondario, possibile ma non necessario. Oggi?


Oggi è l’amore che deve dare il via a tutto. E se non lo si trova, vuol dire che abbiamo fallito. Nelle società del passato (e non bisogna andare neanche troppo indietro nel tempo), creare una famiglia era una questione di pragmaticità, di dovere, di sopravvivenza. L’amore era un elemento secondario, non determinante, poteva addirittura collocarsi al di fuori del nucleo familiare. Ci si sposava per i motivi più svariati, spesso per risolvere problemi (nel medioevo la guerra dei trent’anni è finita grazie a un matrimonio!), oggi ci si lega per amore, e se lo si fa per altri motivi è socialmente e umanamente sbagliato. Per fortuna, mi viene da dire.

Allo stesso tempo, però, questa ricerca spasmodica dell’anima gemella sembra avere assunto i caratteri di una nuova schiavitù. Un uomo o una donna che a cinquant’anni non hanno ancora trovato l’amore non è che sono proprio ben visti o comunque nell’immaginario comune hanno qualcosa che non va.


L’amore può rendere la vita insopportabile?


L’amore è l’unica cosa che rende la vita sopportabile. Ma è davvero molto difficile da comprendere.


Domanda di rito, cosa vorresti che si portasse a casa lo spettatore dove aver visto Una classica storia d’amore eterosessuale?


Sarebbe bellissimo se, dopo aver visto lo spettacolo, pensasse: "cavolo, quant’è vero!"

È quel tipo di pensiero che, in genere, ci colpisce quando ci troviamo davanti a un punto di vista insolito che però ci apre nuovi orizzonti. Dare un senso alla realtà non è facile. Sherlock Holmes a un certo punto dice: “Niente è più fuorviante dell’ovvio”. Cavolo, quant’è vero.


Vorrei rigirare la bellissima frase del figlio e dirvi che ‘se vi amate, non vi resta che andare a Teatro’ (Fontana) per condividere Una classica storia d’amore (... eterosessuale).


Buona serata a teatro.

Milano 09/10/2018

Foto by Elena Boillat