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In viaggio Verso Tebe

Aggiornato il: feb 11

10 febbraio 2020

Foto Laila Pozzo



Il Teatro Elfo/Puccini di Milano presenta:


“un concerto di voci, un viaggio attraverso un mito che ci interroga da più di duemila anni. Ed è la prima tappa verso la messa in scena del testo di Sofocle che è all'origine di queste cento variazioni e che a sua volta è la variazione di narrazioni ancora più antiche. Dopo vent'anni vogliamo tornare al mito, dopo Oreste, Fedra, Alcesti, dopo Eschilo e Euripide, partiamo per questo viaggio verso una terra oscura”


Queste le parole di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia e il loro viaggio:


VERSO TEBE

dall'11 febbraio al 1 marzo 2020

Teatro Elfo/Puccini

(Sala Fassbinder)

corso Buenos Aires 33 – Milano

variazioni su Edipo

uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Francesco Frongia

con

(attori)

Edoardo Barbone, Mauro Lamantia, Valentino Mannias

(coro)

Ferdinando Bruni


sinossi

una favola nera, dove un trovatello dai piedi feriti sconfigge un mostro, sposa una regina e diventa re per assistere sgomento allo svelamento dei delitti di cui si è inconsapevolmente macchiato. Un cammino verso la coscienza di sé, con il coraggio di confrontarsi con forze cieche che sfuggono alla nostra comprensione. La storia di Edipo attraverso i secoli diviene lo specchio in cui si riflettono le inquietudini di chi l'ha riletta. Da Seneca a Freud, da Corneille a Jung. E poi Gide, Cocteau, Eliot fino a Berkoff, Testori e Pasolini.


Per saperne di più, ad onor del vero non sono riuscito a saperne di più perché quando ho contattato i giovani protagonisti dello spettacolo dovevano ancora cominciare le prove, ma proviamo (perdonate il gioco di parole) comunque a fare questo viaggio Verso Tebe assieme a Edoardo Barbone, Mauro Lamantia e Valentino Mannias.


Foto Laila Pozzo



Che tipo di ‘viaggio’ intraprenderemo Verso Tebe?


Mauro: Guarda, nel momento in cui ti rispondo so ancora poco, quindi mi lancio in un azzardo che parte da questo fattore: non ho visto gli adattamenti passati della compagnia dell’Elfo di testi classici greci, però frequento l’Elfo da tanti anni, mi sono appassionato alla loro storia, alla loro realtà. Da spettatore sarei molto curioso di vedere un loro adattamento di una tragedia antica e ancor di più lo sono adesso che parteciperò a questo progetto. Penso che ci siano tutte le energie per dare vita ad un viaggio bizzarro, intenso, personale ed esaltante, a partire dalla regia di Francesco Frongia fino alla presenza in scena di Ferdinando Bruni, di Valentino Mannias e di Edoardo Barbone.


Valentino: Questa prima domanda, ad oggi, me la pongo anche io ma visti i professionisti coi quali mi troverò a collaborare immagino che un viaggio verso Tebe sarà un viaggio verso un mito che griderà di vita.


Edoardo: Uno spazio di rappresentazione libero, il punto di congiunzione di tre strade, l'incrocio verso Delfi, uno spazio in cui gli spettatori si vedano fra loro, lo spazio di una comunità.


Cito:

“uno spazio di rappresentazione libero, il punto di congiunzione di tre strade, l'incrocio verso Delfi, uno spazio in cui gli spettatori si vedano fra loro, lo spazio di una comunità”. Quanto saremo coinvolti?


Edoardo: Abbastanza. Il primo giorno di prove, appena ho visto lo spazio scenico, ho subito avuto l’immagine dell’Agorà, ovvero il luogo dove si svolgeva la vita politica della città. Il pubblico circonderà gli attori, quasi come il popolo, i cittadini, che prendono parte alle vicende narrate.


Mauro: Ci sono tre indizi per capirlo: la volontà di costruire uno spazio di rappresentazione libero, quindi direi la tensione verso un lavoro artistico profondo ed onesto; il desiderio di creare lo spazio di una comunità, quindi la voglia - che personalmente mi accende - di fare del teatro un atto di condivisione umana e infine l’incrocio verso Delfi, verso un luogo che si insinua in quella parte mistica e sacra del nostro essere umani. Questi tre punti di partenza mi fanno pensare che il desiderio di coinvolgere chi verrà a vederci sarà molto forte.


Valentino: Spetterà alla regia interpretare e attuare il coinvolgimento della comunità. Ho solo sentito dire che ci sarà della musica del vivo. Ma, a parte gli scherzi, vista l'ecatombe antropologica in cui viviamo ogni giorno credo che sia un'ottima chance per ripristinare il consorzio umano alla luce di una grande storia.


Edoardo il tuo ruolo Verso Tebe?


Affronterò più ruoli in questo spettacolo: il coro, Creonte, il messaggero, Manto (figlia di Tiresia) e “Voce”, una sorta di narratore quasi da Romanzo.


Mauro, il tuo ruolo?


Sinceramente non lo so ancora!


Valentino?...


Non ho un ruolo. E questo come forse accadeva al teatro greco, può illuminare la vera funzione di un interprete. Racconteremo la storia interpretando tutti i personaggi insieme agli altri miei due colleghi e questo susciterà il bisogno di ragionarci su nel Coro interpretato da Ferdinando Bruni. Non abbiamo cominciato quindi è prematuro dire qualsiasi cosa, ma se si parla di teatro greco immagino che sia questo aspetto sostanziale a contare di più rispetto all'avere un ruolo per come canonicamente lo conosciamo nel contesto dello spettacolo occidentale.


Cosa vuol dire per un giovane attore tornare al mito e interrogarsi su di esso?


Mauro: (grazie per il “giovane”, ma voglio rivendicare il mio diritto ad essere, semmai, un “semi-giovane”! Il giorno del debutto compirò trent’anni e credo sia un’età in cui una certa giovinezza termini e inizi una fase specifica e importantissima della vita... ma divago!). Io amo il mito, nel senso che ne sono visceralmente innamorato! Non so se sia stata la mia terra ad aver alimentato questo amore, quella Sicilia tanto arcaica e mitica del centro da cui vengo io, Enna – e che è tanto diversa dalle cartoline marittime. Ma credo proprio che sia così, vengo dal posto in cui Ovidio dice che sia stata rapita Persefone, ho “respirato” il Mito fin da quando ero piccolo. Quando ho capito che volevo fare l’attore avevo come punto di riferimento la tragedia antica, il teatro per me era Medea, le Baccanti, Oreste... anche se probabilmente non ne capivo molto! Ma mi smuoveva la pancia e l’immaginario e lo fa ancora: il mito è un’occasione immensa e senza tempo di riflessione sulla morte, sul sangue, sul dolore, su un dio, sul desiderio, sull’amore. Tutto questo, per me, vuol dire tanto, tantissimo.


Valentino: Prima di tutto per un giovane attore interrogarsi sul mito non significa solo interrogarsi su sé stesso come in altri casi. Ma anche interrogarsi su come la propria civiltà ha elaborato quel mito, sui valori che ne ha ereditato o cosa sta dimenticando. Rileggendo le diverse riscritture da Seneca a Testori, passando per Dryden and Lee e Cocteau, è stato molto interessante vedere come un drammaturgo modellasse o meno il mito al suo tempo. Sicuramente interrogarsi sul mito oggi significa chiedersi che valore ha, riscoprire che siamo fatti di quelle storie, facendo luce sul motivo per il quale il pubblico sia ancora lì ad ascoltarle.


Chi è oggi Edipo?


Edoardo: Credo tutti. Spesso mi sono posto la domanda:

“Se conoscessi la tua fine tenteresti di evitarla?”, e bene o male la risposta è sempre sì. L’essere umano per natura vuole essere felice. Se viene a contatto con qualcosa che intacca la sua felicità farà di tutto per tornare alla condizione precedente. Ma a quanto pare non possiamo sfuggire al nostro destino.


Mauro: In questi giorni sono immerso nello studio di un progetto con Matteo Gatta, attore della mia compagnia Idiot Savant, e Iacopo Gardelli, drammaturgo. Ci stiamo occupando di giovani, politica e di Gramsci. Quindi di tutt’altro. Oggi Matteo ha detto:

“non vorrei che ci accorgessimo che siamo come Edipo, ricerchiamo ovunque e fuori da noi le cause del male e invece non sappiamo di essere noi stessi la ragione delle sofferenze e delle disgrazie”

Vedi? Stamattina Edipo è saltato fuori così!


Valentino: Edipo è un uomo che cerca la verità ad ogni costo esaurendo il campo del possibile. Edipo non cambia la sua identità oggi rispetto a come lo dipinse Sofocle rielaborando a sua volta il mito. Edipo è eterno proprio nella sua inattualità, nella costante scomodità di cercare il vero in ognuno di noi, dentro e fuori da sé stesso...


A chi consigliereste questo viaggio Verso Tebe? (non mi dite a tutti perché non l’accetto come risposta).


Edoardo: Ti darò una risposta molto precisa allora. A chi soffre di ansia per il futuro, con la speranza che possa chiedersi se vale la pena di affannarsi tanto. Non ho la pretesa che lo spettatore esca dalla sala dicendo “BENE, QUEL CHE DEVE ACCADERE ACCADRA’“, ma almeno il dubbio...


Mauro: A chiunque abbia voglia di capire perché i classici greci continui a trovarteli in libreria, nelle antologie, tra i nomi di un virus del computer o come materiale d’ispirazione per serie tv, film o fumetti. A chiunque abbia questa curiosità e – specialmente – a chi non ce l’ha! Così lanciamo anche una sfida: magari a chi prima non l’aveva, dopo aver visto il nostro spettacolo, la curiosità gliel’abbiamo fatta venire noi!


Valentino: No non lo consiglio a tutti. Ho tanti amici nel mio paesino che ancora si imbarazzerebbero ad entrare in un teatro. Di solito poi non consiglio mai qualcosa che non ho almeno in parte conosciuto. Ma essendo che probabilmente ci sarà Sofocle di mezzo insieme a una serie di artisti che stimo faccio un'eccezione. Lo consiglio ai più giovani, perché subodoro che sarà un modo prima di tutto vivo di raccontare questa storia, che rimette al centro la funzione del Coro nella necessità di capire cosa accade, oggi come allora, a chi cerca la verità.


Un viaggio ‘teatrale’ che vorreste interpretare nel tuo futuro?


Edoardo: In questo momento non c’è un testo in particolare. Ci sono autori che mi piacerebbe indagare, come Pinter o Berkoff. Altrimenti mi piacerebbe interpretare un personaggio realmente esistito, come sta facendo Giuseppe Battiston con lo spettacolo su Churchill.


Mauro: Wow, beh... allora, vediamo... Ecco: l’anno scorso ho letto un romanzo che si chiama “Horcynus Orca” di Stefano D’Arrigo, uno scrittore siciliano morto nel 1992. Alcuni definiscono questo romanzo come una sorta di Ulisse di Joyce nostrano. È un romanzo assurdo, il lavoro che D’Arrigo fa sulla lingua è incredibile, un misto spettacolare di italiano e siciliano. Si tratta del viaggio di ritorno di un soldato semplice, ‘Ndria Cambria, da Napoli alla sua casa in Sicilia, verso la fine della seconda guerra mondiale. Un viaggio costellato di poveracci, donne che vendono il proprio corpo, pescatori senza barca...e di un’Orca ferita in mezzo allo stretto di Messina. Un po’ Odissea, un po’ Moby Dick, un po’ teatro dei pupi. Un viaggio del genere, a teatro... sarebbe una gran cosa!


Valentino: L'Orestea. È un'opera di cui sto curando la regia l'adattamento e l'interpretazione insieme a un gruppo di attori e di cantori di una delle più antiche polifonie del mediterraneo. Quando Francesco mi ha chiamato per propormi un viaggio Verso Tebe, ho sentito di avere la fortuna di poter continuare a percorrere il sentiero della Tragedia greca facendo un pezzo di strada in più con un maestro.


Mauro perché non dovremmo perdere lo spettacolo Verso Tebe?


Ma scusami, un momento, dimmi un po’ tu perché ve lo dovreste perdere, invece?! Eh!


Valentino cosa vorresti che mi portassi a casa a fine serata?


Niente di più e niente di meno di quello che mi porterò a casa io, nella speranza che il teatro torni davvero al centro della società civile, proponendo un momento intimo di riflessione pubblica sull'essere umano. E che sia una tragedia o qualsiasi altra cosa, spero che ti porti a casa un gran dolore insieme alla voglia di cantare.


Edoardo a te dare l’appuntamento…

Vi aspettiamo al Teatro Elfo/Puccini dall'11 di febbraio fino al 1 marzo, martedì / sabato ore 21:00, domenica ore 16:30.


by TiTo